Un pomeriggio con Ute Lennartz-Lembeck


Ora posso dire che ci sarà anche un pezzetto mio!!!

Dove? Vi starete chiedendo.

Ma certo nell’installazione che Ute Lennartz-Lembeck sta preparando raccogliendo i desideri delle persone che incontra nei suoi progetti in giro per il mondo.

Bella questa iniziativa.

Di questi tempi poi trovare chi si fa carico dei nostri desideri ci fa sentire protetti e coccolati.
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E Ute mi sembra la persona giusta a cui affidare un desiderio perché mi è sembrata oltre che una brava artista una persona umile, generosa, sorridente, di buon cuore.
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Ma chi è Ute Lennartz-Lembeck?!?!?!

E’ la yarn-bomber del Trauerweide, il bellissimo salice piangente alto 8 metri ricoperto con pezze lavorate a maglia di tantissimi colori, anche fluo! che ha fatto il giro di tutti i blog del mondo.
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Ute ha cominciato la sua attività artistica partendo da questo albero e non si è più fermata. E alle sue installazioni non dà solamente un valore artistico bensì cerca sempre di esprimere un senso di comunità, di appartenenza, cerca di dare una valenza sociale alle sue opere d’arte.

Dice Ute, già il materiale che utilizza dà senso di calore, poi il fatto che le pezze avvolgano gli oggetti che ricoprono dà a chi li osserva un senso di accoglienza.

La sua gioia sta nel regalare queste opere agli altri, perché possano beneficiare del potere salutare del colore.

E sono proprio le scelte cromatiche di Ute che a me fanno impazzire.

Le sue installazioni utilizzano colori così belli e così armonicamente mescolati che a me personalmente donano un senso di armonia e benessere.

E dove l’ho incontrata Ute Lennartz-Lembeck?!?!?!

Dopo aver ricevuto l’invito dagli organizzatori del progetto Urban Scape sono andata domenica 21 aprile in piazza Gasparotto a Padova perché ero troppo curiosa di vedere un’azione di yarn bombing dal vivo e per giunta di Ute.
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Mi è un po’ dispiaciuto notare che la sua installazione sia stata così poco partecipata dalla cittadinanza.

Per realizzare quest’opera ha lavorato per 4 settimane per preparare 32,4 mq di pezze colorate che da ieri potete ammirare nelle colonne del porticato.

E nella sua pagina facebook B-Arbeiten ho trovato anche le foto dei preparativi
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Credo che gli organizzatori abbiano un po’ peccato nel comunicare questo evento. Ho avuto quasi la sensazione che fosse una giornata organizzata più a loro uso e consumo. O comunque sicuramente il ricoprire le colonne di lana colorata era solo una delle varie iniziative proposte e probabilmente la meno capita.
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Poi però mi sono sentita iper felice di essere una delle poche ad aver potuto gustare il nascere di quest’opera, la compagnia di Ute, e della sua amica Kathrin Stalder, il suo melodioso tedesco (che tra l’altro mi ha fatto ritornare la voglia di riprendere in mano questa lingua meravigliosa).

E mi sono anche detta che nonostante la pochissima affluenza non sarà comunque un momento sprecato perché come ha detto Ute lei questa installazione l’ha regalata alla cittadinanza e quindi spero che potrà essere ammirata ancora per molto e da molte altre persone.
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Vi consiglio caldamente di passare ad ammirare le colonne ricoperte con i bellissimi colori scelti da Ute e a leggere con i vostri occhi la storia de “La fanciulla del Mirto”.

Un contadino e sua moglie desideravano tanto un figlio, per questo la donna pregava ogni giorno il Signore che esaudisse il suo desiderio. E fu così che dopo nove mesi la donna partorì…una bella pianta di Mirto! La donna era felicissima e si prese cura della piantina proprio come fosse una figlia e la crebbe con mille attenzioni. Un giorno il Principe, insieme al suo servitore Filippone, passò davanti alla casa della donna e, rapito dalla bellezza della pianta, se ne innamorò perdutamente a tal punto che la volle per portarla a palazzo e ammirarla ogni giorno. La donna dovette cedere alle insistenze e all’amore mostrato dal Principe. Mirtella fu portata al castello e sistemata nel posto più bello della camera regale. La notte il Principe fu svegliato da qualcosa di straordinario. La pianta di Mirto si era trasformata in una giovane bellissima fanciulla che iniziò a danzare insieme al Principe. Il Principe aveva trovato così la sua promessa sposa. Sapendo di dover partire per una battuta di caccia, il Principe chiese a Mirtella di ritornare pianta fino al suo ritorno, così da non essere scoperta da nessuno e poter annunciare ufficialmente il matrimonio al suo ritorno. Mirtella acconsentì. Filippone fu incaricato di fare la guardia a Mirtella. Nel frattempo, in città, si era sparsa la voce di questa misteriosa fanciulla e tre signorine, invidiose della nuova pretendente decisero di scoprire chi fosse. Così raggirarono Filippone, che si trovava in osteria, per rubargli la chiave del castello. Una volta entrate nella camera del Principe scoprirono Mirtella e la ridussero in mille pezzi. Appresa la notizia, al suo ritorno, il Principe cadde in depressione, ma…una notte ecco Mirtella riprendere magicamente vigore e uscire dal vaso. Il Principe decise allora di annunciare subito le nozze e punire le tre signorine.” Con l’amore che trionfa si conclude a lieto fine la favola di Mirtella.

Clemens Brentano (geschrieben zwischen 1805 – 1811)
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Però andateci rigorosamente di giorno e meglio se in compagnia.
Purtroppo sono rimasta altamente afflitta dal degrado della piazza. Ok, non era una novità, capita spesso di leggere nei giornali di arresti di pusher, accoltellate e quant’altro che avvengono in questa piazza o lì vicino, però toccare con mano e vedere con i propri occhi è sempre una cosa diversa. E son sincera che quando alle 17.30 me ne sono andata dalla piazza passando tra le persone ai margini del porticato mi sono sentita molto impaurita.
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Per cui ben venga lo yarn bombing, benvengano tutte le Ute se questo serve a richiamare l’attenzione per ridare nuova vita a posti dimenticati e mal frequentati.

E ben vengano iniziative come questa grazie alla quale ho conosciuto Martina, la blogger e creativa padovana de Il Gufo orecchini! Grazie Martina per avermi piacevolmente fatto compagnia in qs pomeriggio alternativo!

4 thoughts on “Un pomeriggio con Ute Lennartz-Lembeck

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